Citazioni

Mi è stato detto che tali mie frasi si trovano quasi letteralmente in testi che evidentemente ho letto, mi si critica il fatto che la mia prosa, o i miei discorsi abbondino di citazioni.

Ora, ammettendo che ciò possa essere vero, mi chiedo, cosa siamo se non enti che percepiscono? La differenza la fa il che cosa percepiamo, sottolineando il fatto che siamo esseri capaci di scegliere e selezionare non tutte ma almeno una parte delle nostre percezioni, io scelgo, per quanto posso, di percepire e quindi di formarmi di alcune percezioni che riguardono sopratutto il mondo delle lettere, della filosofia, delle arti. Ci sono altri esseri, come ad esempio i poveri vegetali, i quali percepiscono la luce e l’anidride carbonica e tra queste due, nemmeno di una percezione hanno coscienza.

E noi, esseri umani, possiamo discutere fino all’infinito d’essere qualcosa in più d’un fascio de percezioni, ma il punto di partenza, indiscutibile, rimane quello.

In ogni caso, sarei tentata di dire che se ci sono delle citazioni, esplicite o meno esplicite, consapevoli o inconsapevoli, inserite in un tessuto argomentativo, ciò denota almeno l’informazione. Ma, consentitemi di finire, non potevo farne a meno, con una citazione.

Nel libro “Uno y el universo” (1945), Ernesto Sabato afferma, “Lo prudente es, pues, emplear una dosis amistosa de citas. Y ademas, hablando con franqueza, como seria posible hoy escribir nada sin citar a Rilke, o a Kafka, o a Heidegger? O, al menos, sin hacer uso de la palabra Weltanschauung?”

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