Archivos para septiembre, 2008

Ciao Bella Ciao!!!

Cari amici,

sono in Italia per l’ultima volta o almeno per un bel po’ di tempo (mai dire mai…), per l’esattezza sono a Roma.

Ho deciso di lasciare l’Europa, di tornare giù in Argentina, là da dove sono partita quasi dieci anni fa con solo due valigie di sogni in mano e gli occhi pieni di sole latino. E sono venuta a salutare questa che è diventata la mia seconda casa, l’Italia, bella l’Italia, bella; e gli italiani che sono diventati i miei concittadini. Brava gente gli italiani, solidari e ospitali, anche se, attualmente, la società italiana sembri impegnata nel voler dissolvere questo nocciolo di caritas, accompagnata in questo compito da un governo che certo non è arrivato al potere da solo. Per essere onesti, bisogna dire che l’Italia di oggi non è la stessa di quella che mi ha ricevuto dieci anni fa, ma è normale che siano quelli i ricordi che porterò con me e non certamente la scalata d’intolleranza e l’ondata di slogan razzisti che popolano i discorsi della società italiana in questi giorni.

Negli anni che ho trascorso in Europa, ho fatto tutto quello che avevo sempre sognato e anche di più, ho conosciuto posti incredibili, gente in gamba e mascalzoni, ho conosciuto il successo professionale (anche perché mi è stata data l’opportunità di dimostrare le mie capacità) e mi sono laureata a pieni voti. Ho amato questo paese come fossi nata qui, ho imparato la sua lingua senza sforzi, con un entusiasmo spontaneo. Ho divorato i libri di Calvino e di Svevo e mi sono innamorata del cinema italiano, dai maestri Fellini, Antonioni e Bertolucci a Tornatore, Marco Tullio Giordana e Pupi Avati.

Ho vissuto e lavorato a Bolzano, in Alto Adige, regione prospera e bi-culturale, a cavallo tra il Tirolo austriaco e la pianura padana (mamma che coppietta!). Ho studiato a Trento, un ateneo non molto grande ma hiper-organizzato e stimolante; ad esempio, mentre facevo gli studi ho avuto la possibilità di assistere alle conferenze di Gianni Vattimo e di Raimon Panikkar che contano tra i più importanti filosofi viventi. E poi, non dimenticherò mai certi corsi che ho seguito: il corso sul Fedro della professoressa De Luise, quello su Timore e Tremore del prof. Cristellon, le lezioni sull’Etica Nicomachea del prof. Zucal, il corso su Hume del prof. Meroi e anche quello del prof. Boffi che mi ha insegnato a spulciare riga per riga un testo filosofico come il Trattato sulla natura umana, e infine, la pazienza e il seguimento del prof. Nicoletti che è stato il mio relatore.

Ho lasciato l’Italia nel 2006, mi sono trasferita a Lione, in Francia, dove ho continuato a studiare all’università Jean Moulin e pure a lavorare. E finalmente sono arrivata a Parigi, la ville de mes rêves! Tutto è compiuto.

Non è stato poco, credo sia un buon momento per tirare le somme di tutti questi anni. Ho bisogno di riposarmi e di pensare al mio futuro. So che questa notizia vi coglierà di sorpresa, ma lo è stato anche per me in un certo senso, ché i momenti importanti nella vita arrivano senza preavviso alcuno.

Vi saluto amici miei! Claudia e Luca, colleghi di studi a Trento e vicini di casa a Bolzano; Marisa e Claudia (la piccolina), colleghe di lavoro a Bolzano; Matteo e Samanta, colleghi di lavoro anche loro a Bolzano; Carlo, mio capo e mentore professionale; Roberto e Patrizia, amici dal cuore grandissimo; Alberto, Paolo e Susanna, che ricorderò sempre con tantissimo affetto; Eros, il mio consulente di banca che, tra altre cose, mi ha salvata quella volta che sono rimasta senza soldi a Parigi nel 2005; Katja, tedesca trapiantata in Italia che mi ha lasciato tanti ricordi di carnevali in costume; e le mie colleghe di lavoro italiane a Lione: Paola, Anna e Maria.

Cari tutti, siate i benvenuti se volete venire a trovarmi in Argentina, il mio indirizzo di posta ce l’avete, non esitate, è stato un onore per me conoscervi e sarà anche un piacere accogliervi nell’affascinante e caotica Buenos Aires. Parto a fine mese, l’ultima settimana la passerò a Parigi, oramai sapete perché.

Ciao Italia, ciao!

Le Père, le père et le mensonge de l’être

“Le Père, dit Saint-Yves d’Alveydre dans les Clefs de l’Orient, le Père, il faut le dire, est destructeur.”

Un esprit désespéré de rigueur et qui, pour penser, se met sur le plan surélevé de la nature, sent le Père comme un ennemi. Le Mythe de Tantale, celui de Mégère, celui d’Atrée contiennent en termes fabuleux ce secret, cette espèce de vérité inhumaine, dont c’est toute la recherche des hommes d’essayer de s’accommoder.

Le mouvement naturel du Père contre le Fils, contre la Famille, est de haine ; cette haine que la philosophie de la Chine ne peut séparer d’avec l’amour.

Et de cette vérité générale, chaque père particulier dans son être cherche lui aussi à s’accommoder.

J’ai vécu jusqu’à vingt-sept ans avec l’haine obscure du Père, de mon père particulier. Jusqu’au jour où je l’ai vu trépasser. Alors cette rigueur inhumaine, dont je l’accusais de m’opprimer, a cédé. Un autre être est sorti de ce corps. Et pour la première fois de la vie ce père m’a tendu les bras. Et moi qui suis gêné dans mon corps, je compris que toute la vie il avait été gêné par son corps et qu’il y a un mensonge de l’être contre lequel nous sommes nés pour protester.

Antonin Artaud, Messages révolutionnaires.

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