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Belleza sin comentarios

Quaderni d’Italia. Inconsistenza

il_vuoto

Cadere nell’inconsistenza

cos’è quello che ci tiene in vita?

Sfuggire all’inconsistenza

la vita è profondamente dolore

momenti di humor nero e sarcasmo

ferite che non guariranno mai

che faranno sempre più male

Vivere nell’inconsistenza

sentire la vacuità di ogni proposito

ché sono convinta di vivere un’intera vita

nell’attesa di un attimo di gioia.

L’essere e l’amore secondo Feuerbach

“Non essere alcuna cosa e non amare alcuna cosa sono tutt’uno. Tanto più uno partecipa all’essere, quanto più ama e viceversa.

L’amore è la vera prova ontologica dell’esistenza di un oggetto al di fuori della nostra testa. Esiste soltanto ciò che – essendo – ci procura gioia e – non essendo – dolore.”

Proprietà intellettuale e reificazione

Elementi per la critica del monopolio della conoscenza

Se si analizzano le caratteristiche dell’attuale sistema di tutela della proprietà intellettuale e le conseguenze che ne derivano dalla sua applicazione, si può constatare come esso rappresenti l’impoverimento intellettuale e culturale della società nel suo insieme. Tale sistema tende ad imporre un pensiero che non consente alternative, quindi, nell’eliminarsi di obiettivi e strumenti conoscitivi alternativi, la creazione di un sapere che si arricchisce con il contributo costante di persone, risulta un sistema di conoscenza impoverito e ristretto.

Dall’analisi del percorso storico del sistema di tutela della proprietà intellettuale si può dedurre che le
caratteristiche e le condizioni della protezione delle opere dell’intelletto umano, così come attualmente
stabilite, possono essere paragonate alle caratteristiche e alle condizioni date alle sue origini, e cioè, alla creazione di un monopolio che tendeva ad essere perpetuo, ovvero, necessitava della decisione regale per poter essere eventualmente revocato.

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Ciao Bella Ciao!!!

Cari amici,

sono in Italia per l’ultima volta o almeno per un bel po’ di tempo (mai dire mai…), per l’esattezza sono a Roma.

Ho deciso di lasciare l’Europa, di tornare giù in Argentina, là da dove sono partita quasi dieci anni fa con solo due valigie di sogni in mano e gli occhi pieni di sole latino. E sono venuta a salutare questa che è diventata la mia seconda casa, l’Italia, bella l’Italia, bella; e gli italiani che sono diventati i miei concittadini. Brava gente gli italiani, solidari e ospitali, anche se, attualmente, la società italiana sembri impegnata nel voler dissolvere questo nocciolo di caritas, accompagnata in questo compito da un governo che certo non è arrivato al potere da solo. Per essere onesti, bisogna dire che l’Italia di oggi non è la stessa di quella che mi ha ricevuto dieci anni fa, ma è normale che siano quelli i ricordi che porterò con me e non certamente la scalata d’intolleranza e l’ondata di slogan razzisti che popolano i discorsi della società italiana in questi giorni.

Negli anni che ho trascorso in Europa, ho fatto tutto quello che avevo sempre sognato e anche di più, ho conosciuto posti incredibili, gente in gamba e mascalzoni, ho conosciuto il successo professionale (anche perché mi è stata data l’opportunità di dimostrare le mie capacità) e mi sono laureata a pieni voti. Ho amato questo paese come fossi nata qui, ho imparato la sua lingua senza sforzi, con un entusiasmo spontaneo. Ho divorato i libri di Calvino e di Svevo e mi sono innamorata del cinema italiano, dai maestri Fellini, Antonioni e Bertolucci a Tornatore, Marco Tullio Giordana e Pupi Avati.

Ho vissuto e lavorato a Bolzano, in Alto Adige, regione prospera e bi-culturale, a cavallo tra il Tirolo austriaco e la pianura padana (mamma che coppietta!). Ho studiato a Trento, un ateneo non molto grande ma hiper-organizzato e stimolante; ad esempio, mentre facevo gli studi ho avuto la possibilità di assistere alle conferenze di Gianni Vattimo e di Raimon Panikkar che contano tra i più importanti filosofi viventi. E poi, non dimenticherò mai certi corsi che ho seguito: il corso sul Fedro della professoressa De Luise, quello su Timore e Tremore del prof. Cristellon, le lezioni sull’Etica Nicomachea del prof. Zucal, il corso su Hume del prof. Meroi e anche quello del prof. Boffi che mi ha insegnato a spulciare riga per riga un testo filosofico come il Trattato sulla natura umana, e infine, la pazienza e il seguimento del prof. Nicoletti che è stato il mio relatore.

Ho lasciato l’Italia nel 2006, mi sono trasferita a Lione, in Francia, dove ho continuato a studiare all’università Jean Moulin e pure a lavorare. E finalmente sono arrivata a Parigi, la ville de mes rêves! Tutto è compiuto.

Non è stato poco, credo sia un buon momento per tirare le somme di tutti questi anni. Ho bisogno di riposarmi e di pensare al mio futuro. So che questa notizia vi coglierà di sorpresa, ma lo è stato anche per me in un certo senso, ché i momenti importanti nella vita arrivano senza preavviso alcuno.

Vi saluto amici miei! Claudia e Luca, colleghi di studi a Trento e vicini di casa a Bolzano; Marisa e Claudia (la piccolina), colleghe di lavoro a Bolzano; Matteo e Samanta, colleghi di lavoro anche loro a Bolzano; Carlo, mio capo e mentore professionale; Roberto e Patrizia, amici dal cuore grandissimo; Alberto, Paolo e Susanna, che ricorderò sempre con tantissimo affetto; Eros, il mio consulente di banca che, tra altre cose, mi ha salvata quella volta che sono rimasta senza soldi a Parigi nel 2005; Katja, tedesca trapiantata in Italia che mi ha lasciato tanti ricordi di carnevali in costume; e le mie colleghe di lavoro italiane a Lione: Paola, Anna e Maria.

Cari tutti, siate i benvenuti se volete venire a trovarmi in Argentina, il mio indirizzo di posta ce l’avete, non esitate, è stato un onore per me conoscervi e sarà anche un piacere accogliervi nell’affascinante e caotica Buenos Aires. Parto a fine mese, l’ultima settimana la passerò a Parigi, oramai sapete perché.

Ciao Italia, ciao!

Stati e monopoli informatici, il nuovo articolo di Antonio Russo

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Una mitragliatrice di dati, verbali, comunicati, cifre. Il nuovo articolo di Antonio Russo “Le Rôle de l’État dans la constitution des positions dominantes dans le secteur informatique“, è basato su una ricerca da formica, ma di quelle tenaci, di quelle che non mollano. Ogni paragrafo, tabella o grafico è documentato, ad ogni affermazione corrisponde una fonte, un riferimento preciso.

Ma, per quale motivo sottolineo questo aspetto?

Innanzitutto perché la critica non rileva questa particolarità, concentrandosi sul fatto se fosse il caso o meno di “attaccare” in questo modo lo stato francese, di portare allo scoperto con un rapporto “assassino” la situazione delle TIC nella pubblica istruzione e nell’amministrazione pubblica francese. Ormai la pentola è senza coperchio e i francesi non ci credono ai propri occhi.

Il fatto è proprio che l’attacco frontale ha più di una motivazione e tutto quanto è rapportato con cura, con precisione, al limite della pignoleria. Inutile quindi continuare a discutere se fosse il caso o meno, se le relazioni tra il mondo associazionistico per il libero e lo stato si vedono indebolite con questa iniziativa, ancor più di quanto esse non siano fragili di suo. Sembra quasi che la potenza dei dati abbiamo fatto l’effetto contrario: più in faccia si guarda la realtà, più evidente risulta la situazione, più la si vuole negare, nascondere, rifiutare.

In secondo luogo, la metodologia di raccolta di fonti effettuato dall’autore per fondare la denuncia della posizione dominante che si vede sostenuta dalle politiche pubbliche, implica un giro di 360 gradi nel modo di comunicare del movimento per il libero. Un’argomentazione molto sintetica, quasi ricucita sui dati, nessuna traccia della solita retorica “anti-microsoft”, ma una consistente e lucida dimostrazione della collaborazione effettiva dello stato nel mantenimento della posizione egemonica di Microsoft. Tutta contestazione esigerebbe quindi una presentazione di dati che provino il contrario, ed con ciò il dialogo è già su tutto un altro livello.

D’altronde è vero che l’analisi di Russo è come un secchio d’acqua fredda sulla testa, in cinque capitoli più una conclusione riesce a presentarci il panorama economico politico francese delle TIC, mostrandoci inoltre un modello di denuncia che, come accennavo prima, rinnova il vecchio stile della retorica anti-microsoft. In realtà, l’analisi francese è un invito al movimento per il libero a spostarsi su un asse di comunicazione diverso, più garbato, più impegnativo a livello di produzione, ma, in fondo, molto più difficile da contestare.

Per quelli che sanno il francese, la lettura è fortemente raccomandata, per gli altri non c’è altro che restare in attesa della traduzione. Ho chiesto all’autore un’intervista almeno tre volte, per presentare i contenuti ai lettori italiani, ma mi ha risposto che lui ha l’esclusiva con Giuliano Marrucci (scherzo!). Insisterò ancora un paio di volte, altrimenti pubblicherò una delle mie solite interviste-finzione.

27 gennaio 1945: anniversario della liberazione di Auschwitz

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questo è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando questo parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi, Se questo è un uomo.

“Le formiche democratiche” un articolo di Michele Nicoletti presso il mensile Il Margine

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Una lucida e attualissima riflessione filosofica sulla democrazia a partire delle primarie del partito Democratico, una finestra sullo “stato d’animo” della cittadinanza italiana, un richiamo al significato di politeia.

Lettura scorrevole e di grande intensità, almeno per chi è appassionato della riflessione sulla democrazia e sulle problematiche che essa ci pone ai giorni nostri.

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Il Cervantes ancora una volta per un argentino

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Il premio più importante delle lettere ispaniche va al poeta argentino Juan Gelman. Tutta la stampa ispanoparlante gli ha dedicato una pagina, ecco il giornale El pais a titolo d’esempio: http://www.elpais.com/articulo/cultura/poeta/argentino/Juan/Gelman/ganador/Premio/Cervantes/2007/elpepucul/20071129elpepucul_2/Tes

Di questo poeta bisogna sottolineare il suo impegno politico, la sua resistenza al dolore d’aver perso il figlio e la nuora durante l’ultima dittatura militare in Argentina, la sua perseveranza che dopo ventitre anni gli ha restituito sua nipote (rubata come tanti altri bambini dalle braccia della madre sequestrata al momento della sua nascita), e non ultimo, la forza delle sue parole che come il ritmo cardiaco della letteratura ispanica di questo secolo, riuniscono bellezza estetica e denuncia sociale.

¿El universo? Claro. ¿El infinito? Ademas.
¿La carne? Desde luego. Carne celeste
o con un cielo arriba que se nubla cuando tocas
el odio y chocan furias y llueve
un agua triste.
Una vaca pace en el hueso que voy a recordar.
¿Y los que olvidan? ¿Se tapan como indios las vergüenzas?
Pais.
desaparecido en una gorra militar.
¿estas en lo que venga?
Lo que vino es cobardia y desprecio.
Se avisa a Paul Celan: tumbas cavadas en el agua.
Brilla el dia.
Me recuerda que no soy arbol y que no tengo raices/de pajaro.
Vivo vagamente
y nadie me ve entrar.
Juan Gelman, Pais.

[Nota al margen: A los puristas, perdon por los acentos, es culpa del teclado; a Santiago, gracias]

Pessoa y yo IV

Contemplo il lago silenzioso

che la brezza fa rabbrividire.

Non so se penso a tutto

o se tutto mi dimentica.

Nulla il lago mi dice

né la brezza cullandolo.

Non so se sono felice

né se desidero esserlo.

Tremuli solchi sorridono

sull’acqua addormentata.

Perché ho fatto dei sogni

la mia unica vita?

F. Pessoa, Canzoniere

 

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